I risultati della procreazione mediamente assistita
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Risultati

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Il Centro Futura PMA, come richiesto dalla normativa in vigore, invia ogni anno i dati della propria attività al Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita, istituito dal Ministero della Salute presso l’Istituto Superiore di Sanità.

 

Questi dati insieme a quelli degli altri Centri Italiani confluiscono poi nella Relazione al Parlamento in materia di PMA del ministro della Salute.

Il risultato che interessa maggiormente alle coppie è rappresentato dalla percentuale di gravidanza che nei cicli di Fecondazione in Vitro è riportato nelle varie casistiche intorno al 30%.
Nella Tabella seguente sono riportati  i risultati dei cicli FIVET nelle principali casistiche europee ed i dati del nostro centro che appaiono in linea con le casistiche europee e al di sopra della media nazionale.

La percentuale di gravidanza inoltre è estremamente variabile in relazione alla tecnica impiegata e all’età della donna.

Nella sezione seguente vengono approfonditi i risultati delle varie tecniche impiegate nel nostro Centro.

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FECONDAZIONE IN VITRO

 

Nella tecnica di FECONDAZIONE IN VITRO (con o senza ICSI) la probabilità di successo dipende strettamente dal buon esito delle singole fasi del trattamento e soprattutto dalla possibilità di recuperare un numero sufficiente di ovociti di buona qualità punto di partenza per ottenere degli embrioni da trasferire. In media i nostri dati mostrano una percentuale di gravidanza per trasferimento embrionario intorno al 30% (3 coppie su 10).

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Come emerge dalla tabella le gravidanze vengono valutate per ciclo giunto a prelievo ovocitario e per transfer embrionario così come richiesto dal Registro Nazionale PMA. La percentuale di gravidanza risulta più bassa quando si rapporta al numero di prelievi ovocitari rispetto ai transfer (26,9 versus 31,8%) dal momento che in alcuni casi non si arriva all’effettuazione del transfer (cioè in presenza di un mancato recupero di ovociti idonei (2,2%), di una mancata fertilizzazione (10%) o in caso di mancata divisione embrionaria).

In pratica quando si parla di una percentuale di gravidanza del 30% si fa riferimento a pazienti che sono arrivate al trasferimento embrionario escludendo quindi i casi dove non è stato effettuato il transfer. Dovremo pensare che su 100 trasferimenti di embrioni avremo 30 gravidanze e 70 pazienti con un esito negativo. Infatti il grosso fattore limitante sui risultati della fecondazione in vitro è rappresentato dalla difficoltà di impianto degli embrioni prodotti.  

E’ importante ricordare infine che le gravidanze iniziali possono complicarsi nelle prime settimane con aborto e gravidanza ectopica rispettivamente nel 20% e 1% circa, con conseguente riduzione delle gravidanze evolutive soprattutto nelle fasce di età più avanzate. Pertanto la probabilità finale di gravidanza a termine, il cosiddetto “bimbo in braccio” in media sul totale delle pazienti è del 25,4%; se però analizziamo questo dato in basa alla fascia di età, passa dal 28,3% al di sotto dei 35 anni, al 24% tra 35 e 39 anni, al 24% nella fascia di età 40/42 anni.

Va ricordato infine che esiste la possibilità di non arrivare al prelievo ovocitario per una risposta anomala alla stimolazione ovarica; e nella nostra casistica circa il 17% dei cicli iniziati non arriva al prelievo ovocitario per una risposta non adeguata alla stimolazione. Questa percentuale tuttavia si diversifica molto nelle varie fasce di età per una maggiore difficoltà ad ottenere una risposta ovarica adeguata nelle donne al di sopra dei 40 anni (20,8% 40-42 anni; 38,4% > 43 anni).

Anche se l’analisi dei dati 2014 non ha mostrato una diminuzione della percentuale di bimbo in braccio al di sopra dei 40 anni (come è sempre emerso negli anni precedenti con % di parto per trasferimento eseguito comprese tra il 12 e il 15%), è importante sottolineare che in questa fascia di età sono stati molti i cicli sospesi prima del prelievo ovocitario (20,8%) e che un quarto delle pazienti che avevano eseguito il prelievo ovocitario non hanno ottenuto embrioni da trasferire. Pertanto la efficacia del trattamento finale risente negativamente del fattore età donna.

Nella nostra esperienza infatti, confermata dai dati nazionali ed internazionali, l’età rappresenta il parametro principale sull’esito del trattamento.

Infine nella nostra ultradecennale esperienza non si sono verificate gravidanze evolutive al di sopra dei 44 anni, pertanto non consigliamo di procedere con la FIVET alle pazienti che hanno superato i 43 anni, in un’ottica di costo-beneficio.

Un altro fattore importante sulle percentuali di successo della FIVET è rappresentato dalla modalità di risposta al trattamento perché come riportato in importanti studi scientifici, il numero di ovociti recuperati rappresenta il secondo parametro che influisce sui risultati finali dal momento che si ripercuote sul numero e sulla qualità degli embrioni disponibili per il transfer.

Pertanto qualora la coppia dia il proprio consenso alla crioconservazione embrionaria, è possibile inseminare un numero di ovociti superiore ai 3 come limitava la normativa prima della modifica del 2009. Questa modalità di lavoro consente di aumentare la probabilità di ottenere un numero di embrioni di buona qualità e nel caso si producano embrioni sovrannumerari di buona qualità è possibile procedere alla loro crioconservazione. In questi casi qualora non si instauri la gravidanza con il trasferimento degli embrioni “freschi” la coppia potrà procedere allo scongelamento ed al trasferimento degli embrioni congelati senza dover stimolare le ovaie  e senza dover eseguire il prelievo ovocitario, con conseguente aumento della probabilità cumulativa di gravidanza.

Qualora non si verifichi la gravidanza al primo tentativo verranno valutate le singole fasi del trattamento e proposte eventuali modifiche ma generalmente la mancata gravidanza non è da ricondurre ad una risposta “non ottimale” alle varie fasi della procedura quanto piuttosto al mancato attecchimento degli embrioni (per motivi non ancora ben conosciuti). In questi casi verrà consigliato di ripetere il trattamento senza sostanziali modifiche confidando in una “maggiore fortuna”.

Infatti come risulta da numerosi dati pubblicati, la percentuale di gravidanza risulta invariata nei primi 4-5 cicli e pertanto è consigliabile effettuare diversi cicli FIVET prima di rinunciare al programma.

Questo è sicuramente un punto fondamentale per arrivare al tanto desiderato “bimbo in braccio”. Non dimentichiamoci che spesso la coppia che arriva al programma FIVET ha già effettuato precedenti tentativi di inseminazione o di semplice stimolazione ovarica con successive delusioni e il percorso psicologico che ne deriva non è certo dei più facili. Ma d’altra parte le tecniche funzionano se diamo loro il tempo e il modo di funzionare.

In conclusione non è consigliabile interrompere il programma alla prima “delusione” ma piuttosto è importante riprovarci sperando di essere “più fortunati”.

INSEMINAZIONE

Le probabilità di successo delle tecniche di inseminazione sono estremamente variabili in base alla causa della infertilità, alla modalità di risposta ovarica e soprattutto all’età della donna. Nel nostro Centro consigliamo di associare alla tecnica di inseminazione una leggera stimolazione ovarica con gonadotropine per via iniettiva sottocutanea, il cui razionale è aumentare il numero di ovociti  per migliorare la fecondità. L’effetto collaterale della stimolazione ovarica è rappresentato dall’aumento del rischio di gravidanza multipla. E’ pertanto buona regola cercare un equilibrio tra intensità della stimolazione ovarica e rischio di gravidanza multipla.

inseminazione-tabella

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Dai dati riportati emerge chiaramente che l’età della donna rappresenta un parametro fondamentale per l’esito del ciclo e il cut off al di sopra del quale si riscontra una importante riduzione delle probabilità di successo è intorno ai 40-42 anni. Il fattore età rappresenta un parametro importante anche sulle evoluzioni della gravidanza dal momento che l’incidenza di gravidanza multipla e di aborto appare significativamente correlata con l’età della donna.
Infine è importante sottolineare che non tutti i trattamenti che vengono iniziati arrivano a termine, cioè alla inseminazione.
Nella nostra esperienza il  20% dei cicli viene sospeso per una risposta inadeguata alla stimolazione ormonale Generalmente la causa di sospensione del ciclo è da ricondursi ad una risposta non adeguata che può essere eccessiva (soprattutto nelle pazienti più giovani con età < 34 anni) o scarsa con produzione di pochi follicoli o con crescita anomala (più frequente nelle pazienti al di sopra dei 40 anni).
E’ importante sottolineare che la tecnica di inseminazione è una tecnica di primo livello e quindi poco invasiva e facilmente ripetibile, ma rappresenta anche un “aiuto iniziale e limitato” per la coppia con problemi di infertilità.
Dai nostri dati, confermati dalla letteratura internazionale, emerge che la probabilità di concepimento è massima nei primi tre tentativi ma si riduce in maniera significativa nei cicli successivi, pertanto solo dopo  2 – 3 tentativi potrà essere preso in considerazione un eventuale insuccesso della tecnica.
La percentuale cumulativa di gravidanza per le coppie che completano i 3 cicli di inseminazione “consigliati” è inferiore al 50%, il che significa che meno della metà delle coppie otterrà una gravidanza e sicuramente non riusciremo a risolvere il problema per tutte le coppie, ma in questi casi potrà essere consigliato il passaggio a tecniche di PMA diverse.

STIMOLAZIONE OVARICA

Il ricorso alla stimolazione ovarica associata a rapporti spontanei viene consigliato solo nei casi di infertilità da fattore ovulatorio o nei casi di pazienti con problemi di poliabortività. Alle coppie con infertilità da altre cause viene consigliato di rivolgersi direttamente alle tecniche di PMA di I o II livello.

CONCLUSIONI

E’ importante che la coppia che si avvicina ai trattamenti di PMA abbia chiaro che talvolta il ciclo si interrompe prima della fase di “potenziale aiuto” e che anche nei casi che giungono a termine il successo non è garantito.

Infatti i successi con le tecniche di procreazione assistita vanno considerati non per il singolo tentativo ma per ciclo di trattamenti. Anche in natura la percentuale di gravidanza nella specie umana per singolo ciclo ovulatorio è molto bassa ( intorno al 20/25%) e analogamente con le tecniche di procreazione assistita superiamo un ostacolo al concepimento ma non possiamo modificare in modo sostanziale il potenziale di fertilità della singola coppia.

Qualora non si verifichi una gravidanza al primo step verranno infatti valutate le varie fasi del trattamento e proposte eventuali modifiche o potrà essere consigliato il passaggio a tecniche di PMA diverse.

Il percorso della PMA può apparire lungo e “faticoso” ma è necessario cercare di non mollare al primo insuccesso perchè proseguire nel percorso in molti casi può portare al tanto atteso “bambino in braccio”.

ALTRE ATTIVITA’ DA APPROFONDIRE

ARCHIVIO RISULTATI

Archivio 2012-13

Il Centro Futura PMA, come richiesto dalla normativa in vigore, invia ogni anno i dati della propria attività al Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita istituito dal Ministero della Salute presso l’Istituto Superiore di Sanità. Questi dati insieme a quelli degli altri Centri Italiani confluiscono poi nella Relazione al Parlamento in materia di PMA del ministro della Salute.

Il risultato che interessa maggiormente alle coppie è rappresentato dalla percentuale di gravidanza che nei cicli di Fecondazione in Vitro è riportato nelle varie casistiche intorno al 30%.

Nella Tabella seguente sono riportati  i risultati dei cicli FIVET nelle principali casistiche europee ed i dati del nostro centro che appaiono in linea con le casistiche europee e al di sopra della media nazionale.

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La percentuale di gravidanza inoltre è estremamente variabile in relazione alla tecnica impiegata e all’età della donna. Nella sezione seguente vengono approfonditi i risultati delle varie tecniche impiegate nel nostro Centro.

FECONDAZIONE IN VITRO 

Nella tecnica di FECONDAZIONE IN VITRO (con o senza ICSI) la probabilità di successo dipende strettamente dal buon esito delle singole fasi del trattamento e soprattutto dalla possibilità di recuperare un numero sufficiente di ovociti di buona qualità punto di partenza per ottenere degli embrioni da trasferire. In media i nostri dati mostrano una percentuale di gravidanza per trasferimento embrionario intorno al 30% (3 coppie su 10).  La Tabella successiva mostra i nostri risultati suddivisi per fascia di età ottenuti con cicli FIVET-ICSI nell’anno 2011.

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Come emerge dalla tabella le gravidanze vengono valutate per ciclo giunto a prelievo ovocitario e per transfer embrionario così come richiesto dal Registro Nazionale PMA. La percentuale di gravidanza risulta più bassa quando si rapporta al numero di prelievi ovocitari rispetto ai transfer (26,2 verus 29,3%) dal momento che in alcuni casi non si arriva all’effettuazione del transfer. In particolare si può verificare un mancato recupero ovocitario oppure una mancata fertilizzazione, rispettivamente nell’ 1% e nel 5% dei prelievi ovocitari eseguiti.

In pratica quando si parla di una percentuale di gravidanza del 30% si fa riferimento a pazienti che sono arrivate al trasferimento embrionario escludendo quindi i casi dove non è stato effettuato il transfer. Dovremo pensare che su 100 trasferimenti di embrioni avremo 30 gravidanze e 70 pazienti con un esito negativo. Infatti il grosso fattore limitante sui risultati della fecondazione in vitro è rappresentato dalla difficoltà di impianto degli embrioni prodotti.

I dati riportati mostrano quanto l’età della donna incida sulla probabilità di gravidanza iniziale e soprattutto di bimbo in braccio e considerando che l’età media della donna sia a livello nazionale che nel nostro centro negli ultimi anni ha mostrato un costante aumento questo non può che ripercuotersi sulle probabilità di gravidanza totali.  Inoltre al di sopra dei 44 anni compiuti non è più consigliabile ricorrere alle tecniche di fecondazione in vitro dal momento che le probabilità di successo sono praticamente zero ed in un’ottica di valutazione rischio-beneficio la tecnica FIVET non è la soluzione in questi casi in infertilità. Va ricordato inoltre che esiste la possibilità di non arrivare al prelievo ovocitario per una risposta anomala alla stimolazione ovarica. A questo proposito la tabella seguente mostra la percentuale dei cicli che sono stati sospesi prima del prelievo ovocitario nell’anno 2011.

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La maggior parte dei cicli (9%) viene sospesa per una bassa risposta alla terapia di stimolazione oppure per una risposta eccessiva (7%) con conseguente rischio di iperstimolazione ovarica.

Un altro fattore importante sulle percentuali di successo della FIVET è rappresentato dalla modalità di risposta al trattamento che si ripercuote sul numero e sulla qualità degli embrioni disponibili per il transfer.

A questo proposito è doveroso ricordare che l’entrata in vigore della nuova legge sulla procreazione medicalmente assistita del 10/03/2004 ha modificato in maniera sostanziale il nostro modo di operare soprattutto per quanto riguarda la formazione degli embrioni che dovevano essere prodotti e trasferiti in un unico e contemporaneo impianto fino ad un massimo di tre. Questo è stato possibile unicamente limitando il numero di ovociti da inseminare con conseguente produzione solo degli embrioni da trasferire. Questo fatto non ha più consentito una scelta morfologica degli embrioni e soprattutto ha esposto le pazienti più giovani ad un rischio consistente di gravidanza trigemina mentre le pazienti di età avanzata si sono trovate ad dover fare i conti con risultati ridotti.  In realtà i nostri risultati suddivisi tra periodo pre-legge e post-legge non hanno mostrato sostanziali differenze nella percentuale di gravidanza e questo dato sicuramente inaspettato è stato da noi ricondotto a due importanti modifiche che si sono verificate nella nostra struttura al momento dell’entrata in vigore della legge.

La prima è sicuramente da ricercare nella diversa modalità di stimolazione ovarica che nel nostro Centro è in primo luogo personalizzata e il più possibile fisiologica. Negli anni infatti siamo arrivati a comprendere che non è necessario produrre un numero enorme di ovociti ma può essere sufficiente un numero più basso ma con una migliore qualità. Il secondo fattore è da ricercarsi nel miglioramento dei risultati del laboratorio che ha incrementato la percentuale di fecondazione e ottimizzato i parametri per una corretta scelta degli ovociti da inseminare. Purtroppo il grosso limite di questa normativa è la volontà di “uniformare” le pazienti con conseguente diminuzione dei risultati nei casi più difficili, quali ad esempio i fattori maschili severi e i fattori ovocitari dove le percentuali di fertilizzazione sono biologicamente ridotte e non prevedibili. Per superare queste problematiche la Legge n. 40 ha subito delle modifiche importanti in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale N°151 del 1 Aprile 2009 (pubblicata sul GURI del 13/05/2009), che in sostanza ha concesso al medico autonomia decisionale per la tutela della salute della donna, allo scopo di ottimizzare le chances di concepimento del singolo ciclo di fecondazione assistita. Infatti come precedentemente esposto nella parte relativa alle procedure di laboratorio diventa fondamentale l’individualizzazione del numero di ovociti da inseminare allo scopo di ottenere un numero di embrioni adeguato al singolo caso.

Pertanto qualora la coppia dia il proprio consenso è possibile inseminare un numero di ovociti superiore ai 3 come limitava la normativa prima della modifica del 2009. Questa modalità di lavoro consente di aumentare la probabilità di ottenere un numero di embrioni di buona qualità e nel caso si producano embrioni sovrannumerari di buona qualità è possibile procedere alla loro crioconservazione. In questi casi qualora non si instauri la gravidanza con il trasferimento degli embrioni “freschi” la coppia potrà procedere allo scongelamento ed al trasferimento degli embrioni congelati senza dover stimolare le ovaie  e senza dover eseguire il prelievo ovocitario, con conseguente aumento della probabilità cumulativa di gravidanza. Infatti la percentuale di gravidanza per trasferimento di embrioni scongelati effettuati presso il nostro centro nell’anno 2012 è risultata del 16,7% che appare in linea con la media nazionale (18,7% dati 2010 Registro PMA).    E’ importante ricordare infine che le gravidanze iniziali possono complicarsi nelle prime settimane con aborto e gravidanza ectopica rispettivamente nel 20% e 1,5%, con conseguente riduzione delle gravidanze evolutive soprattutto nelle fasce di età più avanzate. Pertanto la probabilità finale di gravidanza a termine, il cosiddetto “bimbo in braccio” in media sul totale delle pazienti è del 24,3%; se però analizziamo questo dato in base alla fascia di età, passa dal 33.7% al di sotto dei 35 anni, al 26,3% tra 35 e 39 anni, al 13,6% nella fascia di età 40/42 anni e al 8,3% nelle pazienti con età uguale o superiore a 43 anni. Qualora non si verifichi la gravidanza al primo tentativo verranno valutate le singole fasi del trattamento e proposte eventuali modifiche ma generalmente la mancata gravidanza non è da ricondurre ad una risposta “non ottimale” alle varie fasi della procedura quanto piuttosto al mancato attecchimento degli embrioni (per motivi non ancora ben conosciuti). In questi casi verrà consigliato di ripetere il trattamento senza sostanziali modifiche confidando in una “maggiore fortuna”.

Infatti come risulta da numerosi dati pubblicati, la percentuale di gravidanza risulta invariata nei primi 4-5 cicli e pertanto è consigliabile effettuare diversi cicli FIVET prima di rinunciare al programma.

Questo è sicuramente un punto fondamentale per arrivare al tanto desiderato “bimbo in braccio”. Non dimentichiamoci che spesso la coppia che arriva al programma FIVET ha già effettuato precedenti tentativi di inseminazione o di semplice stimolazione ovarica con successive delusioni e il percorso psicologico che ne deriva non è certo dei più facili. Ma d’altra parte le tecniche funzionano se diamo loro il tempo e il modo di funzionare. In conclusione non è consigliabile interrompere il programma alla prima “delusione” ma piuttosto è importante riprovarci sperando di essere “più fortunati”.

INSEMINAZIONE

Le probabilità di successo delle tecniche di inseminazione dipendono strettamente dal buon esito delle singole fasi del trattamento e sono estremamente variabili in base alla causa della infertilità, alla modalità di risposta ovarica e soprattutto all’età della donna. Nell’ottica di offrire le migliori chances di concepimento consigliamo di associare alla tecnica di inseminazione la stimolazione ovarica con gonadotropine per via iniettiva sottocutanea. Il razionale è che aumentando il numero di ovociti potenzialmente fecondabili aumentano le probabilità di ottenere la gravidanza. L’effetto collaterale della stimolazione ovarica è rappresentato dall’aumento del rischio di gravidanza multipla.

E’ pertanto buona regola cercare un equilibrio tra intensità della stimolazione ovarica e rischio di gravidanza multipla.   I nostri dati sulla tecnica di INSEMINAZIONE hanno mantenuto negli anni una percentuale di gravidanza media per ciclo di trattamento intorno al 18 – 20% (cioè 2 coppie su 10) con un 20% di gravidanza gemellari fino all’entrata in vigore della legge 40 nel marzo 2004. Infatti nonostante la normativa non abbia modificato la modalità di esecuzione della tecnica, in linea con la tendenza a ridurre l’entità della stimolazione e conseguentemente il numero di follicoli maturi prodotti dall’ovaio si è verificata una significativa riduzione delle gravidanze multiple sia gemellari (dal 20 al 9%) sia di ordine superiore (dal 7% al 1%) ma anche una diminuzione dei risultati in termini di gravidanze per ciclo di trattamento (dal 20 al 15%). La percentuale di aborto e di gravidanza extrauterina si è mantenuta costante negli anni con valori medi intorno al 25% e al 2% rispettivamente. I risultati dell’anno 2011 sono in linea con il nostro storico e sono riassunti nella Tabella seguente.

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Dai dati riportati emerge chiaramente che l’età della donna rappresenta un parametro fondamentale per l’esito del ciclo e il cut off al di sopra del quale si riscontra una importante riduzione delle probabilità di successo è intorno ai 40-42 anni. Il fattore età rappresenta un parametro importante anche sulle evoluzioni della gravidanza dal momento che l’incidenza di gravidanza multipla e di aborto appare significativamente correlata con l’età della donna. Infine è importante sottolineare che non tutti i trattamenti che vengono iniziati arrivano a termine, cioè alla inseminazione. La tabella seguente riporta i cicli di inseminazione iniziati e sospesi nell’anno 2011 suddivisi per età della paziente. Generalmente la causa di sospensione del ciclo è da ricondursi ad una risposta non adeguata alla stimolazione ovarica che può essere eccessiva (soprattutto nelle pazienti più giovani con età < 34 anni) o scarsa con produzione di pochi follicoli o con crescita anomala (più frequente nelle pazienti al di sopra dei 40 anni).

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Come emerge dalla Tabella circa il 20% dei cicli viene sospeso prima di arrivare alla inseminazione per una risposta non adeguata alla terapia di stimolazione. Pertanto è importante che la coppia che si avvicina ai trattamenti di PMA abbia chiaro che talvolta il ciclo si interrompe prima della fase di “potenziale aiuto” e che anche nei casi che giungono a termine il successo non è certo garantito.

Qualora non si verifichi una gravidanza al primo tentativo verranno infatti valutate le singole fasi del trattamento e proposte eventuali modifiche. Normalmente tuttavia la mancata gravidanza non è da ricondurre ad una risposta “non ottimale” alle varie fasi della procedura. In questi casi verrà consigliato di ripetere il trattamento senza sostanziali modifiche confidando in una “maggiore fortuna”. Infatti i successi con le tecniche di procreazione assistita vanno considerate non per il singolo tentativo ma per ciclo di trattamenti. Anche in natura la percentuale di gravidanza per singolo ciclo è molto bassa ( intorno al 20/25%) e analogamente con le tecniche di procreazione assistita superiamo un ostacolo al concepimento ma non possiamo modificare in modo sostanziale il potenziale di fertilità della singola coppia. Dai nostri dati, confermati dalla letteratura internazionale, emerge che la probabilità di concepimento è massima nei primi tre tentativi ma si riduce in maniera significativa nei cicli successivi, pertanto solo dopo almeno 3 tentativi potrà essere preso in considerazione un eventuale insuccesso della tecnica. E’ importante sottolineare che la tecnica di inseminazione è una tecnica di primo livello e quindi poco invasiva e facilmente ripetibile, ma rappresenta anche un “aiuto iniziale e limitato” per la coppia con problemi di infertilità.   In conclusione, la percentuale cumulativa di gravidanza per le coppie che completano i 3 cicli di inseminazione “consigliati” è inferiore al 50%, il che significa che meno della metà delle coppie otterrà una gravidanza e sicuramente non riusciremo a risolvere il problema per tutte le coppie. Quindi per le coppie “meno fortunate” sarà necessario valutare il programma successivo ma è importante ricordare che l’inseminazione è solo il primo passo di un percorso che può apparire lungo e “faticoso” ma che può portare in molti casi al tanto atteso “bambino in braccio”.

STIMOLAZIONE OVARICA

Nei casi di fattore ovulatorio di infertilità lo scopo della stimolazione ovarica è quello di ripristinare l’attività ovulatoria pertanto sarà già un grosso risultato ottenere la crescita e lo scoppio di un follicolo maturo, superando in questo modo la presunta causa di infertilità. Spesso però il ciclo di stimolazione viene sospeso prima della conclusione per una risposta anomala alla terapia con assenza di crescita follicolare oppure per una risposta eccessiva con produzione di un numero di follicoli elevato con conseguente rischio di gravidanze multiple.  Lo sospensione del ciclo di stimolazione nella nostra esperienza è circa il 15% dei cicli. In caso di risposta ottimale la probabilità di gravidanza per ciclo di trattamento è intorno al 20% (cioè circa la stessa che si ha in natura nelle coppie normalmente fertili) considerando però coppie con partner femminile di età < ai 41 anni. In queste coppie si raggiunge pertanto il 60/70% circa di probabilità cumulativa di gravidanza dopo 5/6 cicli di stimolazione con avvenuta ovulazione. Qualora non si ottenga la gravidanza nonostante una ottimale risposta ovarica sarà opportuno verificare la situazione clinica. Nei casi di infertilità con attività ovulatoria presente i risultati della stimolazione ovarica sono meno esaltanti e sulla base della nostra esperienza ci attendiamo una percentuale di gravidanza per ciclo di trattamento inferiore al 10%. Questa percentuale si ottiene in caso di risposta ottimale alla terapia di stimolazione con produzione di almeno 2/3 follicoli maturi e si differenzia in base all’età della donna.

Dati questi bassi risultati negli ultimi anni il ricorso alla stimolazione ovarica associata a rapporti spontanei viene consigliato solo nei casi di infertilità da fattore ovulatorio o nei casi di pazienti con problemi di poliabortività. Alle coppie con infertilità da altre cause viene consigliato di rivolgersi direttamente alle tecniche di PMA di I o II livello.

Archivio 2011
Dati suddivisi in base all’età della partner femminile degli ultimi anni di attività del Centro (2008-2009-2010)
Età donna (anni)

≤ 34

35-39

40-42

≥43

TOTALE

N. cicli

160

244

92

40

536

N. gravidanze

25

36

12

1

74

% gravidanza/ciclo

15,6

14,7

13

2,5

13,8

N. gemellari

2

4

1 0

7

% gemellari/gravidanze

8

11,1

2,5

0

9,4

N. multiple

0

1

0

0

1

% multiple

0

2,7

0

0

1,3

Età donna (anni)

≤ 34

35-39

40-42

≥43

TOTALE

N. cicli iniziati

59

125

33

22

239

N. cicli sospesi

11

25

4

5

45

% cicli sospesi

18,6

20

12

22,7

18,8

Come emerge dalla Tabella circa il 20% dei cicli viene sospeso prima di arrivare alla inseminazione per una risposta non adeguata alla terapia di stimolazione.
Pertanto è importante che la coppia che si avvicina ai trattamenti di PMA abbia chiaro che talvolta il ciclo si interrompe prima della fase di “potenziale aiuto” e che anche nei casi che giungono a termine il successo non è certo garantito.
La Tabella successiva mostra i nostri risultati suddivisi per fascia di età ottenuti con cicli FIVET-ICSI negli anni 2008-2009 e 2010.
Età donna (anni)

≤34

35-39

40-42

≥43

TOTALE

PICK-UP

389

538

351

67

1345

TRANSFER

366

502

312

55

1235

GRAVIDANZE

149

165

63

4

381

% PER PICK-UP

38.3

30.6

17.9

5.9

28.3

% PER TRANSFER

40.7

32.8

20.2

7.3

30.8

SINGOLE

114

126

59

4

303

GEMELLARI

31

37

4

0

72

MULTIPLE

4

2

0

0

6

% SINGOLE

76.5

76.3

93.6

100

79.5

% GEMELLARI

20.8

22.4

6.3

0

18.9

% MULTIPLE

2.7

1.2

0

0

1.6

PARTI

129

124

33

3

289

% BIMBO IN BRACCIO

33.1

23.4

9.4

4.4

21.4

Va ricordato infine che esiste la possibilità di non arrivare al prelievo ovocitario per una risposta anomala alla stimolazione ovarica. A questo proposito la tabella seguente mostra la percentuale dei cicli che sono stati sospesi prima del prelievo ovocitario nell’anno 2010.

 

Età donna (anni)

≤34

35-39

40-42

≥43

TOTALE

CICLI INIZIATI

187

225

167

33

612

CICLI SOSPESI

24

30

21

4

79

% SOSPENSIONE

12,8

13,3

12,6

12

12,9

 

Non è consigliabile interrompere il programma alla prima “delusione” ma piuttosto è importante riprovarci sperando di essere “più fortunati”.

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